Lockdown e la riscoperta di sé

Dall’incertezza sul domani della moda. Dagli aperitivi ai bordi della città a quelli online. Dalla sanità polemica alla reputazione eroica. Sono solo alcuni dei cambiamenti nelle nostre vite dopo il Coronavirus. Tra i dati che continuamente lasciano in sospeso, il digitale che inonda le vecchie abitudini, i pareri discordanti sul virus e la crisi, non solo economica, qualcuno ha riflettuto sul proprio presente.

Ma le vite, quelle interiori, vere – e non attraverso uno smartphone -, come sono cambiate? 

L’inizio del lockdown è stato travagliato: persone abituate a vivere freneticamente, divise tra lavoro e famiglie, e qualche ritaglio di tempo per la palestra, gli amici, quel caffè rimandato da tanto tempo, si sono ritrovate da un giorno all’altro a non sapere come riempire le giornate. Quelle giornate che sono sempre sembrate troppo corte, piene di appuntamenti e scadenze. Probabilmente ognuno ricorda un rapporto personale diverso con il tempo che trascorreva, anche in base all’umore e ai pensieri. Qualcuno sicuramente annoiato, un pò depresso e anche intimorito. 

Ma, inaspettatamente, tra una lamentela e la noia, mentre le strade erano vuote e silenziose, alcuni hanno trovato il proprio equilibrio e un senso di serenità. C’è chi ha riscoperto passioni messe in un ripostiglio, chi ha iniziato quel puzzle che non mai avuto tempo di fare, chi ha deciso di cimentarsi in cucina e chi ha iniziato a praticare yoga: tutti quanti – o quasi – hanno sfruttato quello che è sempre mancato. Il tempo per sé stessi. Alcuni dicono che la mancanza di tempo è una scusa: se non riesci a fare sport puoi sempre svegliarti la mattina alle 6.00 e andare a correre, se vuoi leggere una nuova saga puoi sempre farlo la sera dopo il lavoro. Puoi organizzare il tuo tempo. Effettivamente esistono tantissime tecniche di gestione del tempo, e dello stress, o pratiche di meditazione che portano l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante, in modo da non vivere in maniera gravosa il momento presente, come la mindfulness.

Ma forse, più che di ritagli di tempo affannosamente cercati e sfruttati, qualcuno vorrebbe solo momenti di serenità e calma. Dove tutto è al posto giusto.

Qualcuno lo ha chiamato sindrome della capanna, il conforto ritrovato tra le mura e la paura di vivere la vita all’esterno. Io lo chiamo saper cogliere il – brutto – momento e rimettersi a progettare un nuovo futuro. 

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